Approfondimento · Arte e design
Arti decorative e monumentali del Ventennio
di Dr. Luigi de Marchi — Architetto
Non solo pittura e architettura: fra le due guerre l'Italia produsse un vastissimo patrimonio di arti decorative e monumentali — mosaici, statue, monumenti, ceramiche, vetri, arredi. Un tratto tipico del periodo fu la volontà di integrare queste arti nell'architettura e negli spazi pubblici. Dallo Stadio dei Marmi ai monumenti ai caduti, dalle ceramiche di Gio Ponti ai mosaici di Sironi: un racconto per fatti verificati, con le opere, i luoghi e gli artisti documentati da Cultural Heritage Online.
Quando si pensa all'arte del Ventennio si pensa alla pittura e all'architettura. Ma c'è un capitolo altrettanto vasto, e forse più visibile nella vita quotidiana: le arti decorative e monumentali. Mosaici, statue, monumenti, ceramiche, vetri, ferro battuto, arredi. Fu un'epoca che volle un'arte integrata — dentro gli edifici, nelle piazze, negli oggetti d'uso — e che diede lavoro a una intera generazione di scultori, mosaicisti, ceramisti e designer. Come per tutto ciò che riguarda questi anni, vale la premessa di questo archivio: documentare non significa celebrare. Il valore artistico delle opere e il contesto politico in cui nacquero sono due fatti distinti, e vanno tenuti insieme senza confonderli.
Un'arte «applicata»: dagli oggetti agli edifici
Il periodo fra le due guerre eredita e rilancia l'idea, nata con il Liberty, di un'arte applicata di qualità: l'artista non lavora solo per il quadro o la statua da museo, ma disegna ceramiche, vetri, mobili, tessuti, e decora gli edifici. Il grande palcoscenico di questa cultura fu la Biennale delle Arti Decorative di Monza, poi trasformata nella Triennale di Milano, ospitata dal 1933 nel Palazzo dell'Arte di Giovanni Muzio: una rassegna internazionale dove architettura, design e arti applicate si presentavano insieme.
L'ambizione, condivisa da molti artisti del tempo, era quella di una sintesi delle arti: pittura, scultura e decorazione dovevano tornare a fondersi con l'architettura, come nelle grandi epoche del passato. È un'idea che percorre tutto il periodo, dai monumenti pubblici agli arredi domestici, e che spiega perché tante opere di questi anni non stiano in un museo, ma siano l'edificio stesso.
Le statue: il Foro Italico e lo Stadio dei Marmi
L'impresa scultorea più celebre del periodo è lo Stadio dei Marmi, parte del Foro Italico progettato dall'architetto Enrico Del Debbio e inaugurato nel 1932. Attorno alle gradinate corre una fila di sessanta statue di atleti in marmo di Carrara, alte quattro metri: pugili, lanciatori, corridori, nuotatori, ciascuno in una posa diversa. Le statue furono donate dalle province italiane e scolpite da artisti diversi — fra loro Silvio Canevari, Aroldo Bellini e molti altri — in un linguaggio che rilegge la statuaria classica in chiave moderna e retorica.
Al Foro Italico appartengono anche altre opere decorative: il grande obelisco monolitico in marmo all'ingresso e i mosaici pavimentali del Piazzale dell'Impero, in bianco e nero, con scene sportive e iscrizioni. Sono opere che, per il loro contenuto celebrativo esplicito, appartengono in pieno a quella «eredità difficile» di cui si dirà: documenti di un'epoca, da leggere per quello che sono.
Le statue del potere: l'EUR e i Dioscuri
La seconda grande impresa scultorea fu il quartiere dell'EUR, progettato per l'Esposizione universale del 1942 (mai tenuta a causa della guerra). Qui la scultura fu pensata fin dall'inizio come parte integrante dell'architettura. Il Palazzo della Civiltà Italiana, il «Colosseo Quadrato», ha nei suoi archi al piano terra ventotto statue in travertino che rappresentano le arti, le scienze e i mestieri, e ai suoi angoli quattro grandi gruppi dei Dioscuri, i mitici gemelli a cavallo.
Poco lontano, sul Palazzo degli Uffici, il primo edificio costruito all'EUR, si trova un grande bassorilievo di Publio Morbiducci che racconta la storia di Roma: un altro esempio di scultura fusa con l'architettura, tipico modo del periodo di rivestire gli edifici di racconto.
I mosaici: dal Foro Italico a Sironi
Il mosaico — arte antichissima, romana e bizantina — conobbe in questi anni una nuova stagione, proprio perché si prestava all'idea di una decorazione monumentale e durevole degli edifici pubblici. Ai mosaici del Foro Italico si affiancano molte altre opere: fra le più notevoli, il grande mosaico della chiesa della Santissima Annunziata di Sabaudia, opera di Ferruccio Ferrazzi (1935), nella città di fondazione dell'Agro Pontino.
Il protagonista assoluto della decorazione murale fu però Mario Sironi (1885–1961). Nel 1933 firmò il «Manifesto della pittura murale», in cui sosteneva che l'arte dovesse uscire dai musei e tornare pubblica e collettiva, dipinta o a mosaico sulle pareti degli edifici. Realizzò affreschi e grandi mosaici per sedi pubbliche — fra cui i mosaici del Palazzo di Giustizia di Milano — e curò l'allestimento artistico di molte esposizioni. Cultural Heritage Online ne ricorda gli anniversari di nascita e morte. La sua idea di un'arte «di Stato», pubblica e monumentale, è la chiave per capire gran parte della decorazione di questi anni.
I monumenti ai caduti
Un capitolo a sé sono i grandi monumenti ai caduti della Prima guerra mondiale, costruiti in gran parte negli anni Trenta. Sono opere di architettura e scultura insieme, di enorme scala, e fra le più cariche di significato del periodo.
Il Sacrario di Redipuglia, progettato da Giovanni Greppi con lo scultore Giannino Castiglioni e inaugurato nel 1938, è una montagna artificiale di ventidue gradoni che custodisce oltre centomila salme. Con la stessa coppia di autori nacque l'Ossario del Monte Grappa (1935). Questi monumenti tradussero in pietra il culto dei caduti, con un linguaggio austero e grandioso che è insieme arte e liturgia civile.
L'arredo e le arti applicate: Gio Ponti, il vetro, la ceramica
Se le statue e i monumenti guardavano al passato, le arti applicate guardavano al futuro: è qui che nasce il design italiano. La figura-chiave è Gio Ponti (1891–1979), architetto e designer. Dal 1923 al 1938 disegnò ceramiche per la Richard-Ginori, rinnovandone completamente il repertorio; nel 1928 fondò la rivista «Domus», che sarebbe diventata la più influente rivista italiana di architettura e design; e fu fra i protagonisti della Triennale. Cultural Heritage Online ne ricorda gli anniversari di nascita e morte.
Accanto a Ponti fiorirono le altre arti applicate. A Murano, la fornace Venini (fondata nel 1921) rinnovò l'arte del vetro con la direzione artistica di Napoleone Martinuzzi, trasformando la tradizione veneziana in design moderno. E un artista poliedrico come Duilio Cambellotti (1876–1960) attraversò tutte queste tecniche — ceramica, vetro, ferro battuto, illustrazione, scenografia — portando lo spirito delle arti applicate dal Liberty fino al Novecento; Cultural Heritage Online ne registra gli anniversari di nascita e morte.
Gli scultori: Martini, Wildt, Messina, Morbiducci
La scultura del periodo non fu solo statuaria di regime. Alcuni fra i maggiori scultori italiani del Novecento lavorarono in questi anni, con esiti di alto valore. Arturo Martini (1889–1947), fra i più grandi, oscillò fra un classicismo di ispirazione antica e una tensione modernissima, e verso la fine mise in crisi la scultura stessa; Cultural Heritage Online ne ricorda gli anniversari di nascita e morte.
Con lui una generazione: Adolfo Wildt, con il suo marmo levigatissimo e drammatico; Francesco Messina, autore di nudi e ritratti; Publio Morbiducci, che unì scultura e rilievo architettonico; e i tanti autori delle statue del Foro Italico e dell'EUR. Le loro opere si possono ancora incontrare — nei musei, ma soprattutto sugli edifici e nelle piazze per cui furono pensate.
Arte e regime: integrazione, propaganda, eredità difficile
Perché tanta arte pubblica proprio in questi anni? Perché il regime la volle. L'idea di un'arte di Stato — monumentale, integrata nell'architettura, capace di parlare a tutti — corrispondeva perfettamente al bisogno del potere di rappresentarsi. Le statue degli atleti, i bassorilievi con la storia di Roma, i mosaici con le iscrizioni, i monumenti ai caduti: erano insieme opere d'arte e strumenti di consenso. Persino un artista di valore come Sironi mise il proprio ideale di arte pubblica al servizio di questa visione.
Nessun'opera mostra meglio il problema del Monumento alla Vittoria di Bolzano, arco trionfale di Marcello Piacentini eretto nel 1928 in una città di lingua tedesca. Per decenni è stato oggetto di tensioni; nel 2014 si è scelto non di abbatterlo, ma di storicizzarlo: un percorso documentario permanente, ospitato sotto il monumento, ne spiega la storia e il contesto. È diventato un modello europeo di come si può conservare un'eredità scomoda trasformandola in occasione di conoscenza.
La qualità di un'opera non cancella il contesto, e il contesto non cancella la qualità. Un mosaico di Sironi, una statua di Martini, un vetro di Murano restano opere d'arte; e restano anche prodotti di un'epoca in cui l'arte fu arruolata a fini che non le appartenevano. Tenere insieme le due cose, senza celebrare né rimuovere, è ciò che questo archivio si propone di fare.
Che cosa resta oggi
Di questa stagione è rimasto un patrimonio enorme e in gran parte ancora al suo posto. A Roma il Foro Italico con lo Stadio dei Marmi e l'EUR con le sue statue; in Friuli il Sacrario di Redipuglia; a Bolzano il Monumento alla Vittoria con il suo percorso di storicizzazione; a Milano la Triennale, ancora viva come istituzione del design; a Sabaudia il mosaico di Ferrazzi.
Cultural Heritage Online documenta queste opere come fonti storiche: descrive che cosa sono, chi le fece e quando, senza celebrarle né condannarle. È il modo in cui, opera per opera, si conserva la memoria di un'epoca — quella in cui l'Italia riempì i suoi edifici e le sue piazze di mosaici, statue e monumenti.
Per approfondire:
L'arte durante il Ventennio → Il design dell'automobile → Tutti gli approfondimenti →Domande frequenti
Che cosa sono le arti decorative del Ventennio?
L'insieme delle arti applicate e monumentali del periodo fra le due guerre: mosaici, statue, monumenti, ceramiche, vetri, ferro battuto, arredi. Tratto tipico fu la volontà di integrare queste arti nell'architettura e negli spazi pubblici.
Che cos'è lo Stadio dei Marmi?
Uno stadio del Foro Italico di Roma (Enrico Del Debbio, 1932), circondato da sessanta statue di atleti alte quattro metri in marmo di Carrara, donate dalle province e realizzate da diversi scultori.
Chi era Gio Ponti?
Un architetto e designer (1891–1979). Dal 1923 al 1938 disegnò ceramiche per la Richard-Ginori; nel 1928 fondò «Domus»; fu protagonista della Triennale. È considerato uno dei padri del design italiano.
Chi era Mario Sironi e che cos'è la pittura murale?
Mario Sironi (1885–1961), pittore e decoratore, fu il principale teorico della «pittura murale»: un'arte pubblica e collettiva, affrescata o a mosaico, integrata negli edifici. Nel 1933 firmò il relativo manifesto.
Come si guardano oggi i monumenti del Ventennio?
Come «eredità difficile»: opere di valore nate in un contesto politico preciso. Il caso-modello è il Monumento alla Vittoria di Bolzano, storicizzato nel 2014 con un percorso documentario che ne spiega il contesto senza distruggerlo.
Fonti
- Cultural Heritage Online — schede dei luoghi: Foro Italico, Palazzo della Civiltà Italiana, Sacrario di Redipuglia, Monumento alla Vittoria di Bolzano, Triennale di Milano.
- Treccani — voci Ponti, Gio; Sironi, Mario; Martini, Arturo; Cambellotti, Duilio.
- Stadio dei Marmi (Enrico Del Debbio, 1932); Sacrario di Redipuglia (Giovanni Greppi e Giannino Castiglioni, 1938); Monumento alla Vittoria di Bolzano (Marcello Piacentini, 1928, percorso di storicizzazione 2014).
- Manifesto della pittura murale (Mario Sironi e altri, 1933); Richard-Ginori e la rivista «Domus» (Gio Ponti).
Immagine d'apertura: statue di atleti allo Stadio dei Marmi, Foro Italico, Roma (Enrico Del Debbio, 1932), fotografia di giorgio minga, Wikimedia Commons, CC BY 3.0. Le altre immagini sono accreditate nelle rispettive didascalie. Per i termini d'uso dei materiali di questa sezione si veda la Policy editoriale e termini d'uso.
