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Approfondimento · Società e architettura

Sport e turismo del Ventennio

di Dr. Luigi de Marchi — Architetto

Il corpo e il tempo libero come progetto di massa. Fra le due guerre il regime fece dello sport e del turismo strumenti di educazione, di inquadramento e di consenso — e lasciò dietro di sé stadi, palestre, cittadelle sportive e un'intera cultura del tempo libero. Dallo Stadio di Nervi a Firenze al Foro Italico, dalle Case del Balilla ai treni popolari: un racconto per fatti verificati, con i luoghi e gli autori documentati da Cultural Heritage Online.

La pensilina a sbalzo in cemento armato e una scala elicoidale dello Stadio di Firenze, opera di Pier Luigi Nervi
Lo Stadio di Firenze di Pier Luigi Nervi (1930–1933): la pensilina a sbalzo in cemento armato e le scale elicoidali, dove l'ingegneria diventa forma pura. È fra i capolavori dello sport-architettura del periodo. Foto: Sailko, Wikimedia Commons, CC BY 3.0.

Fra le due guerre lo sport smette di essere un passatempo e diventa una questione di Stato. Il corpo allenato, l'atleta, la gioventù in divisa sono immagini centrali dell'epoca; e insieme allo sport cresce un'altra grande novità sociale, il tempo libero organizzato: le gite, le vacanze, il turismo di massa. È una storia doppia, come tutte quelle di questi anni: da un lato la nascita di infrastrutture e abitudini che ci accompagnano ancora, dall'altro il loro uso come strumenti di inquadramento e di propaganda. Documentare non è celebrare: le due cose vanno tenute insieme.

Il corpo e la nazione: lo sport come progetto

Il regime organizzò lo sport dall'alto e fin dall'infanzia. Nel 1926 nacque l'Opera Nazionale Balilla (ONB), che inquadrava i giovani e ne curava l'educazione fisica; nel 1937 fu assorbita nella Gioventù Italiana del Littorio (GIL). L'educazione fisica divenne materia obbligatoria, con una propria Accademia, e lo sport un rito collettivo. L'obiettivo dichiarato era formare cittadini «forti» e disciplinati; quello reale, inquadrare le masse e costruire consenso. È il contesto in cui vanno letti gli straordinari edifici sportivi che seguono.

Gli stadi: quando l'ingegneria diventa architettura

Gli anni Trenta sono la grande stagione degli stadi italiani. Il più celebre per qualità costruttiva è lo Stadio Giovanni Berta di Firenze (oggi Artemio Franchi), progettato dall'ingegnere Pier Luigi Nervi fra il 1930 e il 1933. La sua pensilina a sbalzo, le scale elicoidali e la torre di Maratona alta 55 metri sono un manifesto di cosa può fare il cemento armato: leggerezza, arditezza, bellezza. Cultural Heritage Online ne ricorda l'autore negli anniversari di nascita e morte.

Lo Stadio Littoriale di Bologna, oggi Renato Dall'Ara, con la sua torre di Maratona in mattoni
Lo Stadio Littoriale di Bologna (Giulio Ulisse Arata, inaugurato nel 1927), oggi Renato Dall'Ara: il primo grande stadio italiano finanziato da un ente pubblico, dominato dalla torre di Maratona. Foto: Wikimedia Commons, CC BY 3.0.

A Bologna, il Littoriale (oggi Renato Dall'Ara), inaugurato nel 1927 su progetto di Giulio Ulisse Arata, fu il primo grande stadio italiano finanziato da un ente pubblico, con la sua massiccia torre. A Milano nacque nel 1926 lo stadio di San Siro, oggi Giuseppe Meazza. Erano i templi di uno sport diventato spettacolo di massa: nel 1934 l'Italia ospitò e vinse i Campionati del mondo di calcio, e il regime ne fece un trionfo di propaganda.

Il Foro Italico: la cittadella dello sport

L'opera-simbolo è a Roma: il Foro Italico (in origine Foro Mussolini), la grande cittadella dello sport progettata da Enrico Del Debbio a partire dal 1927. Vi si trovano lo Stadio dei Marmi con le sue sessanta statue di atleti, l'obelisco monolitico, le piscine decorate a mosaico e l'Accademia di Educazione Fisica: un intero paesaggio costruito attorno all'idea del corpo e dell'atletismo. Cultural Heritage Online ne ricorda l'architetto negli anniversari di nascita e morte.

Una manifestazione sportiva al Foro Italico di Roma nel 1944, con atleti e pubblico sulle gradinate
Sport al Foro Italico in una fotografia del 1944: la cittadella dello sport di Del Debbio, nata come Foro Mussolini, in una manifestazione atletica ripresa dopo la Liberazione di Roma. Foto: fotografo ufficiale britannico (War Office), Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Le Case del Balilla e della GIL: palestre per la gioventù

Lo sport organizzato ebbe una propria architettura diffusa in tutta Italia: le Case del Balilla e le Case della GIL, edifici che ospitavano palestre, piscine, sale e uffici per l'inquadramento dei giovani. Molte sono opere di grande qualità razionalista, come la celebre Casa della GIL di Trastevere a Roma, dell'architetto Luigi Moretti. Altre punteggiano le città della penisola — dalla Casa del Balilla di Forlì all'ex GIL di Treviso — e testimoniano quanto lo sport fosse anche uno strumento politico, portato nel cuore di ogni città.

Il tempo libero e il turismo di massa

Accanto allo sport, il regime organizzò il tempo libero degli adulti. Nel 1925 nacque l'Opera Nazionale Dopolavoro (OND), che curava lo svago dei lavoratori — sport, gite, escursioni, turismo, cultura popolare — diventando negli anni Trenta un vero movimento di massa. Ed è di questi anni la nascita del turismo popolare: dal 1931 i treni popolari offrivano sconti fino all'80% per i viaggi verso il mare e i monti, e con essi presero forma abitudini che sono ancora nostre — la gita domenicale, la vacanza al mare, il viaggio di Ferragosto.

Le mete non mancavano: le grandi spiagge come il Lido di Ostia, i lidi adriatici con le loro colonie, e la laguna di Venezia con il suo Lido, i bagni e gli stabilimenti balneari — una lunga tradizione veneziana di vita all'aperto e in acqua, cui si aggiungeva l'attività dei circoli sportivi cittadini, come il palasport dell'Arsenale. Sport e vacanza diventavano, per la prima volta, esperienze di massa.

Sport, turismo e regime

Perché tanta cura per il corpo e per lo svago? Perché sport e tempo libero erano, agli occhi del regime, strumenti perfetti di consenso. L'atleta vittorioso, la gioventù inquadrata, la vacanza «concessa» al popolo servivano a costruire un'immagine di forza, di modernità e di benevolenza dello Stato. La vittoria ai Mondiali del 1934, i primati sportivi, le grandi manifestazioni di massa erano insieme fatti reali e materiale di propaganda; e l'obelisco del Foro Italico, con la scritta «MVSSOLINI DVX», ricorda senza equivoci a chi tutto questo fosse intitolato.

L'obelisco monolitico in marmo del Foro Italico di Roma, con l'iscrizione «MVSSOLINI DVX»
L'obelisco del Foro Italico, monolite in marmo di Carrara con l'iscrizione «MVSSOLINI DVX»: la cittadella dello sport era anche, esplicitamente, un monumento al regime. Documentarlo è il modo di non dimenticarlo. Foto: Anthony M., Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

La qualità di un'opera non cancella il contesto, e il contesto non cancella la qualità. Lo stadio di Nervi resta un capolavoro di ingegneria; e resta anche il prodotto di un'epoca in cui lo sport fu arruolato al servizio di un regime. Tenere insieme le due cose, senza celebrare né rimuovere, è il modo corretto di guardare a questa eredità.

Che cosa resta oggi

Di questa stagione è rimasto moltissimo, e in gran parte ancora in uso. Gli stadi di Roma, Firenze, Bologna e Milano ospitano ancora partite e concerti; le Case della GIL sono state riconvertite in scuole, biblioteche, spazi pubblici; il Lido di Ostia e le spiagge restano mete popolari; e la stessa abitudine della vacanza estiva, del Ferragosto al mare, nasce proprio in questi anni. Cultural Heritage Online documenta questi luoghi come fonti storiche: descrive che cosa sono, chi li costruì e quando, senza celebrarli né condannarli.

Per approfondire:

Arti decorative e monumentali → Gli stili dell'architettura → Tutti gli approfondimenti →

Domande frequenti

Perché il regime dava tanta importanza allo sport?

Perché serviva a formare cittadini «forti» e disciplinati e a inquadrare le masse, soprattutto i giovani. Con l'Opera Nazionale Balilla e poi la GIL l'educazione fisica divenne obbligatoria e statale, e lo sport uno strumento di propaganda e consenso.

Che cos'è il Foro Italico?

Una cittadella dello sport a Roma, di Enrico Del Debbio (dal 1927, come Foro Mussolini): comprende lo Stadio dei Marmi (1928), l'obelisco monolitico, le piscine e l'Accademia di Educazione Fisica.

Chi progettò lo stadio di Firenze?

Pier Luigi Nervi, fra il 1930 e il 1933: lo Stadio Berta (oggi Artemio Franchi) è celebre per la pensilina a sbalzo, le scale elicoidali e la torre di Maratona, capolavoro dell'ingegneria in cemento armato.

Che cosa furono il Dopolavoro e i treni popolari?

L'Opera Nazionale Dopolavoro (1925) organizzava il tempo libero dei lavoratori. I treni popolari, dal 1931, offrivano sconti fino all'80% per mare e monti: con essi nacque il turismo di massa e abitudini come il Ferragosto.

Gli stadi di quegli anni si usano ancora?

Sì: gli stadi di Firenze, Bologna, Milano e il Foro Italico di Roma sono ancora in uso, e molte Case della GIL sono state riconvertite a usi pubblici.

Fonti

Immagine d'apertura: Stadio Artemio Franchi (già Giovanni Berta), Firenze, di Pier Luigi Nervi, fotografia di Sailko, Wikimedia Commons, CC BY 3.0. Le altre immagini sono accreditate nelle rispettive didascalie. Per i termini d'uso dei materiali di questa sezione si veda la Policy editoriale e termini d'uso.