Approfondimento · Società e architettura
Sport e turismo del Ventennio
di Dr. Luigi de Marchi — Architetto
Il corpo e il tempo libero come progetto di massa. Fra le due guerre il regime fece dello sport e del turismo strumenti di educazione, di inquadramento e di consenso — e lasciò dietro di sé stadi, palestre, cittadelle sportive e un'intera cultura del tempo libero. Dallo Stadio di Nervi a Firenze al Foro Italico, dalle Case del Balilla ai treni popolari: un racconto per fatti verificati, con i luoghi e gli autori documentati da Cultural Heritage Online.
Fra le due guerre lo sport smette di essere un passatempo e diventa una questione di Stato. Il corpo allenato, l'atleta, la gioventù in divisa sono immagini centrali dell'epoca; e insieme allo sport cresce un'altra grande novità sociale, il tempo libero organizzato: le gite, le vacanze, il turismo di massa. È una storia doppia, come tutte quelle di questi anni: da un lato la nascita di infrastrutture e abitudini che ci accompagnano ancora, dall'altro il loro uso come strumenti di inquadramento e di propaganda. Documentare non è celebrare: le due cose vanno tenute insieme.
Il corpo e la nazione: lo sport come progetto
Il regime organizzò lo sport dall'alto e fin dall'infanzia. Nel 1926 nacque l'Opera Nazionale Balilla (ONB), che inquadrava i giovani e ne curava l'educazione fisica; nel 1937 fu assorbita nella Gioventù Italiana del Littorio (GIL). L'educazione fisica divenne materia obbligatoria, con una propria Accademia, e lo sport un rito collettivo. L'obiettivo dichiarato era formare cittadini «forti» e disciplinati; quello reale, inquadrare le masse e costruire consenso. È il contesto in cui vanno letti gli straordinari edifici sportivi che seguono.
Gli stadi: quando l'ingegneria diventa architettura
Gli anni Trenta sono la grande stagione degli stadi italiani. Il più celebre per qualità costruttiva è lo Stadio Giovanni Berta di Firenze (oggi Artemio Franchi), progettato dall'ingegnere Pier Luigi Nervi fra il 1930 e il 1933. La sua pensilina a sbalzo, le scale elicoidali e la torre di Maratona alta 55 metri sono un manifesto di cosa può fare il cemento armato: leggerezza, arditezza, bellezza. Cultural Heritage Online ne ricorda l'autore negli anniversari di nascita e morte.
A Bologna, il Littoriale (oggi Renato Dall'Ara), inaugurato nel 1927 su progetto di Giulio Ulisse Arata, fu il primo grande stadio italiano finanziato da un ente pubblico, con la sua massiccia torre. A Milano nacque nel 1926 lo stadio di San Siro, oggi Giuseppe Meazza. Erano i templi di uno sport diventato spettacolo di massa: nel 1934 l'Italia ospitò e vinse i Campionati del mondo di calcio, e il regime ne fece un trionfo di propaganda.
Il Foro Italico: la cittadella dello sport
L'opera-simbolo è a Roma: il Foro Italico (in origine Foro Mussolini), la grande cittadella dello sport progettata da Enrico Del Debbio a partire dal 1927. Vi si trovano lo Stadio dei Marmi con le sue sessanta statue di atleti, l'obelisco monolitico, le piscine decorate a mosaico e l'Accademia di Educazione Fisica: un intero paesaggio costruito attorno all'idea del corpo e dell'atletismo. Cultural Heritage Online ne ricorda l'architetto negli anniversari di nascita e morte.
Le Case del Balilla e della GIL: palestre per la gioventù
Lo sport organizzato ebbe una propria architettura diffusa in tutta Italia: le Case del Balilla e le Case della GIL, edifici che ospitavano palestre, piscine, sale e uffici per l'inquadramento dei giovani. Molte sono opere di grande qualità razionalista, come la celebre Casa della GIL di Trastevere a Roma, dell'architetto Luigi Moretti. Altre punteggiano le città della penisola — dalla Casa del Balilla di Forlì all'ex GIL di Treviso — e testimoniano quanto lo sport fosse anche uno strumento politico, portato nel cuore di ogni città.
Il tempo libero e il turismo di massa
Accanto allo sport, il regime organizzò il tempo libero degli adulti. Nel 1925 nacque l'Opera Nazionale Dopolavoro (OND), che curava lo svago dei lavoratori — sport, gite, escursioni, turismo, cultura popolare — diventando negli anni Trenta un vero movimento di massa. Ed è di questi anni la nascita del turismo popolare: dal 1931 i treni popolari offrivano sconti fino all'80% per i viaggi verso il mare e i monti, e con essi presero forma abitudini che sono ancora nostre — la gita domenicale, la vacanza al mare, il viaggio di Ferragosto.
Le mete non mancavano: le grandi spiagge come il Lido di Ostia, i lidi adriatici con le loro colonie, e la laguna di Venezia con il suo Lido, i bagni e gli stabilimenti balneari — una lunga tradizione veneziana di vita all'aperto e in acqua, cui si aggiungeva l'attività dei circoli sportivi cittadini, come il palasport dell'Arsenale. Sport e vacanza diventavano, per la prima volta, esperienze di massa.
Sport, turismo e regime
Perché tanta cura per il corpo e per lo svago? Perché sport e tempo libero erano, agli occhi del regime, strumenti perfetti di consenso. L'atleta vittorioso, la gioventù inquadrata, la vacanza «concessa» al popolo servivano a costruire un'immagine di forza, di modernità e di benevolenza dello Stato. La vittoria ai Mondiali del 1934, i primati sportivi, le grandi manifestazioni di massa erano insieme fatti reali e materiale di propaganda; e l'obelisco del Foro Italico, con la scritta «MVSSOLINI DVX», ricorda senza equivoci a chi tutto questo fosse intitolato.
La qualità di un'opera non cancella il contesto, e il contesto non cancella la qualità. Lo stadio di Nervi resta un capolavoro di ingegneria; e resta anche il prodotto di un'epoca in cui lo sport fu arruolato al servizio di un regime. Tenere insieme le due cose, senza celebrare né rimuovere, è il modo corretto di guardare a questa eredità.
Che cosa resta oggi
Di questa stagione è rimasto moltissimo, e in gran parte ancora in uso. Gli stadi di Roma, Firenze, Bologna e Milano ospitano ancora partite e concerti; le Case della GIL sono state riconvertite in scuole, biblioteche, spazi pubblici; il Lido di Ostia e le spiagge restano mete popolari; e la stessa abitudine della vacanza estiva, del Ferragosto al mare, nasce proprio in questi anni. Cultural Heritage Online documenta questi luoghi come fonti storiche: descrive che cosa sono, chi li costruì e quando, senza celebrarli né condannarli.
Per approfondire:
Arti decorative e monumentali → Gli stili dell'architettura → Tutti gli approfondimenti →Domande frequenti
Perché il regime dava tanta importanza allo sport?
Perché serviva a formare cittadini «forti» e disciplinati e a inquadrare le masse, soprattutto i giovani. Con l'Opera Nazionale Balilla e poi la GIL l'educazione fisica divenne obbligatoria e statale, e lo sport uno strumento di propaganda e consenso.
Che cos'è il Foro Italico?
Una cittadella dello sport a Roma, di Enrico Del Debbio (dal 1927, come Foro Mussolini): comprende lo Stadio dei Marmi (1928), l'obelisco monolitico, le piscine e l'Accademia di Educazione Fisica.
Chi progettò lo stadio di Firenze?
Pier Luigi Nervi, fra il 1930 e il 1933: lo Stadio Berta (oggi Artemio Franchi) è celebre per la pensilina a sbalzo, le scale elicoidali e la torre di Maratona, capolavoro dell'ingegneria in cemento armato.
Che cosa furono il Dopolavoro e i treni popolari?
L'Opera Nazionale Dopolavoro (1925) organizzava il tempo libero dei lavoratori. I treni popolari, dal 1931, offrivano sconti fino all'80% per mare e monti: con essi nacque il turismo di massa e abitudini come il Ferragosto.
Gli stadi di quegli anni si usano ancora?
Sì: gli stadi di Firenze, Bologna, Milano e il Foro Italico di Roma sono ancora in uso, e molte Case della GIL sono state riconvertite a usi pubblici.
Fonti
- Cultural Heritage Online — schede dei luoghi: Foro Italico, Casa della GIL di Trastevere, Casa del Balilla di Forlì, Lido di Ostia.
- Laboratorio Pier Luigi Nervi — Stadio comunale, Firenze (1930–33); Stadio Littoriale di Bologna (Giulio Ulisse Arata, 1927).
- Opera Nazionale Dopolavoro (decreto 1° maggio 1925); Treni popolari (dal 2 agosto 1931); Opera Nazionale Balilla (1926) e GIL (1937).
- Enrico Del Debbio — Foro Mussolini / Foro Italico (dal 1927), Stadio dei Marmi (1928).
Immagine d'apertura: Stadio Artemio Franchi (già Giovanni Berta), Firenze, di Pier Luigi Nervi, fotografia di Sailko, Wikimedia Commons, CC BY 3.0. Le altre immagini sono accreditate nelle rispettive didascalie. Per i termini d'uso dei materiali di questa sezione si veda la Policy editoriale e termini d'uso.
