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Il Razionalismo italiano e il Movimento Moderno
di Dr. Luigi de Marchi — Architetto
La corrente italiana del Movimento Moderno: architettura funzionale, logica, priva di ornamenti superflui, fatta di forme geometriche pure e di materiali nuovi — cemento armato, vetro, acciaio. Dal Gruppo 7 alla Casa del Fascio di Terragni: che cos'è il razionalismo, quali edifici lo rappresentano e come si distingue dal Novecento e dal monumentalismo.
Che cos'è il Razionalismo italiano
Il Razionalismo italiano è la declinazione nazionale del Movimento Moderno, la grande corrente che fra le due guerre rinnovò l'architettura in tutta Europa. Nato negli anni Venti e affermatosi negli anni Trenta, si fonda su un principio semplice: l'architettura deve essere funzionale, logica e priva di ornamenti superflui, e rispondere ai bisogni concreti della società con soluzioni pratiche e forme essenziali.
È l'opposto della retorica. Dove il monumentalismo cerca l'effetto della grandezza e il Novecento reinterpreta la tradizione, il razionalismo parte dalla funzione: prima l'uso, poi la forma, che dalla funzione discende. Per questo guarda ai maestri internazionali del Movimento Moderno — Le Corbusier, il Bauhaus — e adotta le loro parole d'ordine: chiarezza, economia di mezzi, onestà costruttiva.
Il Gruppo 7 e le origini
Il razionalismo italiano ha una data di nascita riconoscibile. Fra il 1926 e il 1927, a Milano, sette giovani architetti fondarono il Gruppo 7 — fra loro Giuseppe Terragni, Luigi Figini e Gino Pollini — e pubblicarono una serie di articoli-manifesto in cui chiedevano un'architettura nuova, razionale, in sintonia con lo spirito del tempo e con la tecnica moderna, senza rotture violente ma con una netta presa di distanza dall'imitazione degli stili storici.
Il Gruppo 7 non lavorava isolato. Fin dall'inizio guardò al Movimento Moderno internazionale — Le Corbusier in Francia, il Bauhaus in Germania, i CIAM, i Congressi Internazionali di Architettura Moderna — di cui il razionalismo italiano fu la versione nazionale, con un dialogo costante di riviste, mostre e viaggi. Era una rete europea che condivideva le stesse convinzioni: che la tecnica moderna imponesse un'architettura nuova e che l'ornamento storico fosse ormai un peso morto.
Nel 1930 il movimento si allargò con la nascita del MIAR, il Movimento Italiano per l'Architettura Razionale, che organizzò mostre ed espose i propri progetti. La battaglia si combatté anche sulla carta stampata: la rivista Casabella, diretta da Giuseppe Pagano, divenne il principale organo di difesa e diffusione dell'architettura moderna in Italia. I razionalisti cercarono a lungo di accreditare la propria come l'architettura «ufficiale» del tempo; ma, come si dirà, la competizione con il monumentalismo di Stato di Marcello Piacentini finì per relegarli, prima della guerra, a un ruolo di minoranza combattiva.
Le caratteristiche principali
Sul piano formale e costruttivo, il razionalismo si riconosce da alcuni tratti ricorrenti:
- Funzionalismo — gli edifici sono progettati per essere usati: la distribuzione degli spazi interni segue le necessità pratiche, e la forma esterna la rispecchia.
- Semplicità e purezza formale — linee pulite e forme geometriche elementari, senza ornamenti aggiunti.
- Materiali moderni — largo impiego di cemento armato, vetro e acciaio, che permettono strutture più leggere, luminose e libere nella pianta.
- Innovazione tecnologica — nuovi metodi costruttivi al servizio dell'efficienza e della funzione.
- Luce e igiene — grandi vetrate, aria e luce naturale, in linea con l'idea moderna di un'architettura più salubre.
Da qui il carattere inconfondibile degli edifici razionalisti: volumi netti, superfici lisce, ampie finestrature, e una struttura resa visibile — la griglia di pilastri e travi che diventa essa stessa il disegno della facciata, invece di nascondersi dietro un rivestimento decorativo.
La Casa del Fascio di Como: il manifesto
L'opera che riassume tutto questo è la Casa del Fascio di Como, progettata da Giuseppe Terragni e costruita fra il 1932 e il 1936. È un volume cubico di misure quasi perfette, la cui facciata è una griglia rigorosa di montanti e traversi in cemento rivestito di marmo, con ampie superfici vetrate incassate. Non c'è un solo ornamento aggiunto: la bellezza nasce dalle proporzioni, dal ritmo della griglia e dal gioco fra pieno e vuoto, fra opaco e trasparente.
La Casa del Fascio ebbe successo immediato tanto negli ambienti del regime quanto presso la critica d'avanguardia, ed è oggi studiata nelle scuole di architettura di tutto il mondo come uno dei capolavori del Movimento Moderno. Per Terragni la classicità non era imitazione, ma «classicità astratta»: la ricerca di un ordine e di una misura senza tempo, ottenuti con mezzi interamente moderni. La sua storia è raccontata nella scheda dedicata.
All'edificio Terragni legò anche un'idea precisa: quella della «casa di vetro», di un'architettura trasparente e senza barriere, in cui la struttura a griglia e le grandi vetrate rendessero l'interno leggibile dall'esterno. È un principio insieme costruttivo e concettuale — la trasparenza come chiarezza — che fa della Casa del Fascio non solo un bell'edificio, ma un piccolo trattato di razionalismo tradotto in pietra, cemento e vetro.
Gli altri edifici del razionalismo
Il razionalismo non fu opera di un solo autore né di una sola città. Alcuni edifici-chiave, tutti documentati da Cultural Heritage Online, ne mostrano l'estensione:
- il Palazzo Gualino a Torino, di Giuseppe Pagano e Gino Levi-Montalcini (1928–1930): un edificio per uffici dalla facciata simmetrica e dalla pianta razionale, considerato il primo manifesto costruito della cultura razionalista italiana;
- la Colonia Varese di Milano Marittima, di Mario Loreti (1937–1939): una grande colonia marina per l'infanzia, dove il linguaggio razionalista si applica a un edificio pubblico pensato per funzionalità e accoglienza;
- la Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, di Giovanni Michelucci e del Gruppo Toscano (1932–1935): facciata sobria in pietraforte e grande galleria vetrata, un capolavoro razionalista inserito accanto a una basilica medievale.
A questi si aggiungono le decine di colonie marine razionaliste della costa adriatica, le case del fascio, le stazioni e i palazzi delle poste che portarono il linguaggio del Movimento Moderno nella vita quotidiana di tutta Italia.
Le colonie marine: un laboratorio del razionalismo
Fra tutti i tipi di edificio, le colonie marine per l'infanzia furono uno dei campi in cui il razionalismo si espresse con maggiore libertà. Costruite lungo le coste — soprattutto l'Adriatico romagnolo — per ospitare d'estate migliaia di bambini, erano funzioni nuove, senza modelli storici a cui ispirarsi: dormitori, refettori, spazi per il gioco e la cura all'aria aperta. Gli architetti poterono così sperimentare piante libere, grandi vetrate, torri, rampe e forme quasi navali, con un linguaggio arioso e luminoso.
Cultural Heritage Online ne documenta un ampio catalogo — dalla Colonia Le Navi di Cattolica alla Colonia Novarese di Miramare — accanto alla già citata Colonia Varese. Molte oggi sono in stato di abbandono: recuperarle è una delle sfide di conservazione aperte per l'architettura del Novecento italiano.
Attenzione a non confondere: il caso del «Colosseo Quadrato»
Un edificio viene spesso attribuito per errore al razionalismo: il Palazzo della Civiltà Italiana all'EUR, il «Colosseo Quadrato». In realtà appartiene al monumentalismo o neoclassicismo semplificato: la sua struttura ad archi cita esplicitamente la classicità romana in chiave celebrativa, l'opposto della logica funzionale del razionalismo. Distinguere le due cose non è pedanteria: è la differenza fra un'architettura che parte dalla funzione e una che parte dal simbolo.
Razionalismo, Novecento, monumentalismo: tre strade
L'architettura italiana fra le due guerre non fu un blocco unico. Tre tendenze principali convissero, e in parte si scontrarono:
- il razionalismo di Terragni — essenzialità geometrica e funzionalismo, in dialogo con il Movimento Moderno europeo;
- il Novecento di Giovanni Muzio — recupero e reinterpretazione misurata della tradizione classica;
- il monumentalismo di Marcello Piacentini — la classicità in chiave retorica e celebrativa, linguaggio ufficiale dell'architettura di Stato.
Fu proprio con il monumentalismo che il razionalismo entrò in rotta di collisione. Prima della guerra l'immagine ufficiale del regime si identificò con la grandezza di Piacentini più che con l'astrazione di Terragni, e i razionalisti, per non essere emarginati del tutto, dovettero spesso adottare un profilo prudente. Il rapporto fra architettura e potere in quegli anni è approfondito in un articolo dedicato.
Che cosa resta oggi
Gli edifici razionalisti sono in gran parte ancora in piedi e in uso: sedi pubbliche, stazioni, scuole, colonie riconvertite. Molti sono oggi studiati e tutelati come capolavori del Novecento — la Casa del Fascio di Como in testa — mentre altri, come alcune colonie marine, attendono ancora un recupero. Riconoscerli significa leggere un'idea precisa di modernità: quella di un'architettura che voleva essere onesta, utile e chiara, e che ha lasciato un'impronta profonda sull'edilizia italiana del secolo.
Come tutta l'architettura di questi anni, anche il razionalismo appartiene a quella che gli studiosi chiamano «eredità difficile»: opere nate in un contesto politico preciso, spesso al servizio del regime, che si conservano e si studiano proprio perché documentano quel passato. La qualità architettonica non cancella il contesto, e il contesto non cancella la qualità: tenere insieme le due cose, senza confonderle, è il modo corretto di guardare a questi edifici.
Cultural Heritage Online documenta questi luoghi come fonti storiche: descrive che cosa sono, chi li progettò e quando, senza celebrarli né condannarli. È il modo in cui, luogo per luogo, si conserva la memoria del costruito.
Domande frequenti
Che cos'è il Razionalismo italiano?
La corrente italiana del Movimento Moderno, sviluppata negli anni Venti e Trenta: architettura funzionale, logica, priva di ornamenti superflui, con forme geometriche pure e largo uso di cemento armato, vetro e acciaio. L'esponente più noto è Giuseppe Terragni.
Chi fondò il Razionalismo italiano?
Nacque attorno al Gruppo 7, formato nel 1926–1927 a Milano da sette giovani architetti (fra cui Terragni, Figini e Pollini). Nel 1930 nacque il MIAR, Movimento Italiano per l'Architettura Razionale.
Qual è l'edificio-manifesto del razionalismo?
La Casa del Fascio di Como, di Giuseppe Terragni (1932–1936): un volume cubico geometrico con struttura a griglia in cemento e marmo, capolavoro del razionalismo italiano.
Che differenza c'è tra razionalismo, Novecento e monumentalismo?
Il razionalismo (Terragni) è essenziale e funzionalista; il Novecento (Muzio) reinterpreta con misura la tradizione classica; il monumentalismo (Piacentini) è retorico e celebrativo. Tre tendenze distinte degli stessi anni.
Il Palazzo della Civiltà Italiana è razionalismo?
No: il «Colosseo Quadrato» dell'EUR appartiene al monumentalismo, non al razionalismo. Cita la classicità romana in chiave celebrativa, l'opposto della logica funzionale razionalista.
Fonti
- Cultural Heritage Online — schede dei luoghi: Casa del Fascio di Como, Palazzo Gualino, Colonia Varese.
- Treccani — voci Razionalismo e Giuseppe Terragni (Gruppo 7, MIAR, Casa del Fascio).
- Ordine degli Architetti / Museo Torino — Palazzo Gualino (Pagano e Levi-Montalcini, 1928–1930).
- Fondazione Giovanni Michelucci — Stazione di Santa Maria Novella (Gruppo Toscano, 1932–1935).
Immagine d'apertura: Casa del Fascio di Como (Giuseppe Terragni), fotografia di Apuntell, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0. Per i termini d'uso dei materiali di questa sezione si veda la Policy editoriale e termini d'uso.
