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Approfondimento · Archivi e fonti

Istituto Nazionale L.U.C.E.: storia dell'archivio che ha filmato il Novecento italiano

di Dr. Luigi de Marchi — Architetto

Fondato nel 1924, primo ente cinematografico di Stato al mondo, l'Istituto Luce ha prodotto per vent'anni cinegiornali e documentari, e oggi custodisce — come Archivio Luce Cinecittà — una delle più grandi raccolte audiovisive d'Europa: oltre 77.000 film e circa 5 milioni di fotografie, dal 2013 nel Registro UNESCO Memory of the World.

Cerimonia con folla, bandiere e una grande immagine con cinepresa e la scritta «La cinematografia è l'arma più forte» durante la posa della prima pietra di Cinecittà nel 1937
Roma, 1937. La cerimonia per la posa della prima pietra di Cinecittà, ripresa dall'Istituto Luce; sul fondale la scritta «La cinematografia è l'arma più forte». Fonte: fotografia dell'Archivio Storico Luce. Immagine riprodotta a bassa risoluzione per esclusivo uso di studio, documentazione e critica ai sensi del Fair Use (17 U.S.C. § 107) e dell'Art. 70 L. 633/1941. Nessun uso commerciale consentito.

Che cos'è l'Istituto Nazionale L.U.C.E.

L'Istituto Nazionale L.U.C.E. è stato il primo organismo cinematografico pubblico della storia italiana e, con ogni probabilità, il primo ente cinematografico di Stato al mondo. La sigla scioglie in «L'Unione Cinematografica Educativa». Nato negli anni Venti per produrre e distribuire film a scopo educativo, informativo e di propaganda, il Luce ha documentato per immagini la vita del Paese lungo tutto il Novecento. Ciò che ne rimane oggi — l'Archivio Luce Cinecittà — è il più grande e il più antico archivio cinematografico storico d'Italia: una raccolta che la presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, ha definito «la biografia visiva del nostro Paese».

Per Cultural Heritage Online questo archivio è una fonte primaria irrinunciabile: quando documentiamo un edificio, una città o un evento del periodo fra le due guerre, i filmati e le fotografie del Luce sono spesso l'unica testimonianza visiva diretta rimasta. È materiale storico, e come tale va conosciuto e reso accessibile.

Le origini: il 1924 e Luciano De Feo

L'Istituto Luce nasce nel 1924 per iniziativa del giornalista Luciano De Feo. La prima forma è quella di un'impresa privata, il Sindacato Istruzione Cinematografica (SIC), che nel settembre dello stesso anno assume il nome di L'Unione Cinematografica Educativa — da cui l'acronimo LUCE, che secondo la tradizione fu approvato personalmente da Benito Mussolini. L'idea di fondo era servirsi del mezzo cinematografico, allora giovanissimo, per l'istruzione popolare in un Paese ancora segnato da forte analfabetismo: proiezioni didattiche, documentari scientifici, filmati agricoli e sanitari destinati a scuole e sale.

Il cinema, negli anni Venti, era il medium di massa per eccellenza, capace di raggiungere anche chi non sapeva leggere. Questa constatazione — la portata dell'immagine in movimento — è alla radice tanto della vocazione educativa del Luce quanto del suo successivo impiego politico.

Da società privata a ente di Stato: la legge del 1925

La svolta arriva presto. Con il regio decreto-legge n. 1985 del 5 novembre 1925, la piccola società privata fondata l'anno prima viene trasformata in un ente morale di diritto pubblico: «L'Istituto Nazionale LUCE per la divulgazione e la cultura a mezzo della cinematografia». È il primo caso al mondo di un ente cinematografico statale. Già nel luglio 1925 una circolare della Presidenza del Consiglio aveva invitato i ministeri a servirsi in via esclusiva del Luce per le proprie finalità educative e di propaganda.

Da quel momento l'Istituto opera come struttura centrale dello Stato per la produzione e la distribuzione di documentari e cinegiornali destinati alle sale. È un dato di fatto storico, verificabile nelle fonti normative dell'epoca: il Luce fu lo strumento con cui il regime portò la propria comunicazione visiva in ogni cinema d'Italia.

Il Giornale Luce e i cinegiornali (dal 1927)

Nel 1927 l'Istituto avvia la produzione del Giornale Luce, il cinegiornale che sarà proiettato in tutte le sale cinematografiche italiane prima del film in programma. La proiezione dei cinegiornali Luce diventa di fatto obbligatoria: per circa vent'anni, milioni di spettatori vedono le notizie — istituzionali, sportive, di cronaca, di costume — attraverso la voce e lo sguardo del Luce.

È proprio questa produzione seriale e capillare a generare l'immensa mole di materiale che oggi costituisce l'archivio. I cinegiornali non raccontano soltanto la politica: registrano inaugurazioni, opere pubbliche, feste popolari, mode, sport, vita quotidiana di città e campagne. Per lo storico, per l'architetto, per il ricercatore locale, sono una miniera di dettagli — spesso l'unico documento in movimento di un luogo o di un'epoca.

Luce e Cinecittà: la prima pietra del 1937

Nel 1937 viene posata la prima pietra di Cinecittà, il grande complesso di studi cinematografici lungo la via Tuscolana a Roma. La fotografia che apre questo articolo documenta proprio quella cerimonia: un fondale con la cinepresa e la scritta «La cinematografia è l'arma più forte», la formula con cui il regime sintetizzava il valore politico attribuito al cinema. Nello stesso anno il Luce passa sotto il controllo del Ministero della Cultura Popolare (Minculpop).

La vicinanza fra Luce e Cinecittà, nata in quegli anni, si è poi trasformata in una vera e propria unificazione: oggi l'Archivio Luce e gli studi di via Tuscolana fanno capo alla stessa società pubblica.

Che cosa conserva l'Archivio Luce oggi

L'Archivio Luce Cinecittà custodisce numeri che danno la misura del suo valore documentario:

La raccolta parte dagli anni Venti e prosegue nei decenni successivi: non si esaurisce con la fine del regime, ma continua a documentare l'Italia repubblicana, la ricostruzione, il boom economico. Per questo l'Archivio Luce è, insieme, una fonte sul Ventennio e una fonte sull'intero secolo.

Il riconoscimento UNESCO Memory of the World (2013)

Il 24 giugno 2013 il Fondo Cinegiornali e Fotografie dell'Istituto Nazionale L.U.C.E. è stato iscritto nel Registro UNESCO Memory of the World: è l'unico archivio audiovisivo italiano a comparire in questo elenco, che raccoglie il patrimonio documentario di rilevanza mondiale. La motivazione ufficiale recita:

«La collezione costituisce un corpus documentario inimitabile per la comprensione del processo di formazione dei regimi totalitari, i meccanismi di creazione e sviluppo di materiale visivo e le condizioni di vita della società italiana. Si tratta di una fonte unica di informazioni sull'Italia negli anni del regime fascista, sul contesto internazionale del fascismo (tra cui l'Africa orientale e l'Albania, ma anche ben oltre le aree occupate dall'Italia durante il fascismo, soprattutto per quanto riguarda il periodo della Seconda Guerra Mondiale) e sulla società di massa negli anni Venti e Trenta del Novecento.»

La citazione è riportata testualmente perché è essa stessa un documento: sono le parole con cui l'UNESCO ha motivato l'iscrizione. Il valore riconosciuto è duplice — la collezione è fonte sui meccanismi della comunicazione visiva di massa e, allo stesso tempo, testimonianza delle condizioni concrete di vita della popolazione italiana in quegli anni.

Un archivio dallo sguardo internazionale

La stessa motivazione UNESCO segnala un aspetto spesso trascurato: il Luce non filmò soltanto l'Italia. Le sue troupe documentarono l'Africa orientale e l'Albania, e più in generale il contesto internazionale del periodo e la Seconda guerra mondiale, «ben oltre le aree occupate dall'Italia durante il fascismo». Ne risulta un archivio che, accanto alla cronaca interna, conserva immagini di paesaggi, città e popolazioni di aree lontane, riprese con le tecniche e i mezzi dell'epoca.

Per chi studia la storia di quei territori — e non solo la storia italiana — questi filmati e queste fotografie sono una fonte visiva rara, talvolta l'unica rimasta di un determinato luogo in un determinato momento. È una delle ragioni per cui la comunità internazionale degli archivi ha attribuito alla raccolta un rilievo che va oltre i confini nazionali: un patrimonio che appartiene alla memoria documentaria del mondo, non di una parte sola.

Dall'Istituto Luce a Cinecittà S.p.A.: le trasformazioni

La storia istituzionale del Luce dopo la guerra è fatta di passaggi successivi, tutti verificabili:

Attraverso tutti questi passaggi, la funzione dell'archivio è cambiata radicalmente rispetto alle origini: da strumento di produzione e diffusione, è diventato un patrimonio da conservare, digitalizzare e rendere pubblico. Il Luce non produce più cinegiornali; custodisce ciò che ha filmato, e lo mette a disposizione di chi studia, insegna e racconta.

Negli ultimi anni una parte crescente del fondo è stata digitalizzata e catalogata con metadati di data, luogo e soggetto. Questo lavoro, meno visibile della produzione originaria ma non meno importante, è ciò che trasforma una massa di pellicole e negativi in una fonte realmente consultabile: senza catalogazione, un archivio esiste ma non parla. È anche il presupposto della sua apertura al pubblico, dalla ricerca online alla pubblicazione dei filmati in rete.

Come esplorare l'archivio

Una parte importante di questo patrimonio è oggi liberamente accessibile online. Oltre 30.000 filmati dell'Archivio Luce Cinecittà sono consultabili gratuitamente sul canale YouTube ufficiale, e il portale dell'Archivio Storico Luce permette di cercare film e fotografie per data, luogo e tema.

Vai alle fonti ufficiali dell'Istituto Luce:

Canale YouTube ufficiale ↗ Archivio Storico Luce ↗

Per chi documenta il patrimonio dei luoghi — come facciamo su Cultural Heritage Online — l'Archivio Luce è un punto di partenza prezioso: consente di vedere com'erano piazze, edifici e paesi negli anni in cui furono costruiti o trasformati, e di confrontare l'immagine d'epoca con ciò che resta oggi.

Domande frequenti

Quando è stato fondato l'Istituto Luce?

Nel 1924, come società privata creata dal giornalista Luciano De Feo (prima Sindacato Istruzione Cinematografica, poi L'Unione Cinematografica Educativa). È diventato ente pubblico con il regio decreto-legge del 5 novembre 1925.

Che cosa significa la sigla L.U.C.E.?

È l'acronimo di «L'Unione Cinematografica Educativa», il nome assunto dall'ente nel settembre 1924.

Che cosa conserva l'Archivio Luce?

Oltre 77.000 film — cinegiornali, documentari e repertori — e circa 5 milioni di fotografie che documentano l'Italia dagli anni Venti in poi. È il più grande e antico archivio cinematografico storico italiano.

Perché è nel Registro UNESCO Memory of the World?

Perché, come recita la motivazione del 2013, costituisce un corpus documentario inimitabile per comprendere la formazione dei regimi totalitari, i meccanismi del materiale visivo e le condizioni di vita della società italiana degli anni Venti e Trenta. È l'unico archivio audiovisivo italiano nel Registro.

Dove si vedono i filmati dell'Istituto Luce?

Oltre 30.000 filmati sono gratuiti sul canale YouTube ufficiale (youtube.com/c/istitutoluce) e sul portale archivioluce.com.

Fonti

Immagine d'apertura: fotografia dell'Archivio Storico Luce (posa della prima pietra di Cinecittà, 1937), riprodotta a bassa risoluzione per finalità di studio e documentazione. Per i termini d'uso dei materiali storici di questa sezione si veda la Policy editoriale e termini d'uso.